Arrivare finalisti al Premio Letterario nazionale “Il Delfino” è un traguardo importante. Lo è per molte ragioni che oltrepassano la semplice soddisfazione personale. La più evidente: esserci arrivati come ricercatori ed editori indipendenti, unico lavoro tra i finalisti privo del sostegno di una casa editrice tradizionale. Lo ammettiamo: questo è motivo di orgoglio maggiore.
La scelta di curare ricerca e pubblicazione in autonomia non nasce da improvvisazione ma da un calcolo ragionato. Proposte ne abbiamo avute; con nessuna, però, siamo giunti a un accordo realmente equo. Abbiamo preferito la responsabilità piena delle nostre pagine, con tutto ciò che comporta: fatica, tempo, libertà.
La storia di questa ricerca è cresciuta su due binari paralleli: quello documentale, che accumula carte, indizi, prove; e quello umano, fatto di incontri, ascolti, convergenze inattese. Una ricerca non nasce mai per accidente: è un dialogo silenzioso, una corrente sotterranea che, con pazienza, trascina verso luoghi e tempi lontani finché ciò che sembrava disperso si rivela nella sua essenza più pura. Così possiamo raccontare il nostro cammino: ricostruire, indagare, scrivere.
Un indizio minimo—nato da una genealogia privata—ha agganciato la cellula storica di Fucecchio e dunque Montanelli, intrecciandola alla nostra vicenda personale. Da lì, le scoperte successive hanno assunto la forma di epifanie: un riallineamento di mondi passati, strati sottili, dimensioni che si toccano per un istante e lasciano una traccia netta.
Il nostro ringraziamento va all’organizzazione dell’evento, Pro Loco Litorale Pisano (APS), e alla giuria: ci avete letti, discussi, selezionati. Le nostre congratulazioni vanno a chi è risultato vincitore nelle rispettive categorie.
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